Da diversi anni porto la macchina da presa dentro le classi, con l’obiettivo di innescare una scintilla creativa che porti gli alunni a costruire e raccontare delle storie. Il linguaggio audiovisivo pervade ormai quasi ogni aspetto della comunicazione nel mondo moderno, tra social media, televisioni e gli onnipresenti display di smartphone e tablet: il sistema educativo non può più limitarsi a mostrare qualche video sulla LIM, ma può farne un vero strumento didattico.
Nel linguaggio cinematografico convergono e si stratificano molte forme espressive — la fotografia, la pittura, il teatro, la recitazione, la danza, la letteratura, la musica — e ognuna di queste può essere approfondita in relazione agli interessi o al programma della classe. Le storie che ne nascono seguono percorsi e traiettorie estemporanee, dettate dagli alunni stessi, dalle idee che emergono in classe o da tematiche già prestabilite, e possono prendere la forma di un cortometraggio, un documentario, un video-diario collettivo, un videoclip, un reportage giornalistico.
Ho lavorato principalmente con la scuola primaria, ma ho realizzato prodotti anche con scuole secondarie di primo e secondo grado. Nei laboratori che conduco insegno il linguaggio del cinema in modo pratico — come si pensa un’inquadratura, come si costruisce un racconto per immagini — dimostrando che anche con pochissimo budget si possono realizzare produzioni efficaci, curate e divertenti. Guido il processo registico dall’inizio alla fine, dando al risultato un’impronta precisa, mentre alunni e insegnanti recitano e contribuiscono attivamente con idee e proposte: un’occasione di gioioso impegno collettivo, di cui resta sempre una traccia tangibile nel video realizzato.
Questi percorsi rientrano anche nel programma nazionale CIPS – Cinema e Immagini Per le Scuole, promosso dal Ministero dell’Istruzione. Il bello di questi cortometraggi è che spesso valicano i muri della classe e della scuola: molti sono stati selezionati in festival, anche internazionali, portando il lavoro dei ragazzi ben oltre i confini dell’istituto che li ha prodotti.
Vivo in Val d’Orcia e mi muovo abitualmente tra le province di Siena e Arezzo, ma resto disponibile a raggiungere scuole e istituti anche fuori zona, in Italia.









