Un evento — che sia un convegno, una manifestazione pubblica, una mostra o un matrimonio — è un organismo vivo che si sviluppa nel tempo, spesso imprevedibile, e che richiede un approccio diverso rispetto a una produzione pianificata nei minimi dettagli. Il reportage significa essere presenti, attenti, pronti a cogliere il momento giusto senza poterlo richiedere una seconda volta. Non si tratta solo di documentare cosa accade sul palco o al centro della scena, ma anche di percepire ciò che si muove ai margini: uno sguardo, un dettaglio, un’atmosfera che racconta l’evento tanto quanto il suo momento clou.
Lavorare a un reportage significa muoversi con discrezione tra le persone, restando abbastanza vicini da cogliere l’emozione autentica e abbastanza defilati da non alterarla con la propria presenza. Poi, in fase di montaggio, tutto quel materiale raccolto nell’arco di una o più giornate va ricomposto in un racconto che abbia un ritmo, un inizio e una chiusura, anche quando l’evento stesso non li aveva — perché il compito di chi monta è proprio quello di trovare la storia dentro al flusso reale delle cose.
Vivo in Val d’Orcia e mi muovo abitualmente tra le province di Siena e Arezzo, ma gran parte del mio lavoro di reportage mi porta a Roma, e talvolta a Milano — resto comunque sempre disponibile a raggiungere qualsiasi location, in Italia o all’estero.






